IL CERCHIO QUADRATO

Ogni tanto, per rilassarmi, provo a isolarmi, ma non sempre ci riesco; un mattino, ad esempio, una mail mi aveva fatto cambiar proposito in un amen. La scriveva un musicista, da tempo in lotta con una distonia focale, che è l’uomo nero di ogni concertista: nel suo caso inibiva l’agilità della mano e irradiava dolore in tutto il braccio. Il suo tempo era colmo di sofferenza.
Avendo patito a mia volta l’esperienza del limite, avevo rimandato la mia “clausura”; in fondo, cos’era un’ora in più o in meno, se a pressarmi era solo il mio orologio personale, regolato su qualche fuso lontano da qui?

Sin dall’inizio Radames (negli aneddoti uso degli pseudonimi) era stato collaborativo, senza chiedermi cosa facessi o intendessi fare: aveva risposto alle domande senza opporre resistenza, sollecitato era entrato nei ricordi, nelle emozioni e nel mai detto, si era prestato ad ogni visualizzazione proposta e aveva subito i miei silenzi (quando cioè lavoro con l’intenzione, azione che è sperimentabile, ma non spiegabile. Il MetT chi lo conosce?). Malgrado il suo rigore matematico aveva partecipato con naturalezza a un tipo di interazione che, in altri momenti, avrebbe rifiutato. Sospeso ogni giudizio, aveva lasciato che qualcosa di ignoto lavorasse in lui; all’analisi avrebbe provveduto poi.

Questo atteggiamento, assolutamente non scontato, viene adottato da alcune persone di temperamento quando l’orgoglio dell’autosufficienza e la resistenza del preconcetto sono stati spianati dalla pena. Spesso sono proprio gli individui arrivati a questo stadio, che – quando accompagnati ad affrontare il nucleo del problema – sanno liberare il tormento annidato come ci si libera di una spina in un piede.

Al terzo incontro, d’improvviso, era diventato tutto occhi e stupore, dato che il torpore alle dita e il dolore al braccio avevano cominciato a ritirarsi come un’onda di marea. “Come si sente?” gli avevo chiesto.
“Mi sento in un cerchio quadrato”.

“Sentirsi in un cerchio quadrato” non avrei saputo descrivere meglio l’insperato che si fa realtà. Può succedere – e succede – quando la spirale evolutiva, espandendosi, quasi coincide col suo confine! Allora é come sentirsi dentro magi, pastori e stella cometa senza che sia Natale.

La risoluzione improvvisa ed imprevista di un problema fisico (che tanto stupisce i curanti) è favorita dal flusso di energia -animica ed extranimica- che ti irrora senza incontrare più impedimenti; certo non scaturisce dalla sola ragione inferiore come Atena dal cranio di Zeus.

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