FRATELLO DELFINO

La seguente storia invece mi è stata raccontata direttamente dal protagonista, ma potreste averla già letta sui giornali.
Un ortopedico, finite le vacanze africane, stava dirigendosi con la famiglia all’aeroporto, quando la macchina aveva superato un carretto con sopra un delfino. I figli, giratisi a guardare, avevano visto che si muoveva debolmente ed avevano cominciato a gridare “È vivo! È vivo, papà fai qualcosa!”. Al che Mario aveva frenato, rinunciando a partire, e comprato carretto e carico; il complicato però doveva ancora venire, perché invece che al mercato bisognava riportare il cetaceo al mare. Per permettergli di sopravvivere lo avevano coperto con dei parei della moglie, li avevano bagnati usando prima l’acqua minerale e poi la tanica dell’acqua di riserva della jeep, gli avevano parlato per dargli coraggio. A quel punto si era raccolta una folla incuriosita di locali, che li aveva aiutati nel percorso inverso, verso la salvezza. Quando il delfino, sorretto da tante mani, era fortunosamente tornato al suo elemento, si erano sentiti colmare da un’ondata di gratitudine che non li avrebbe mai abbandonati del tutto: bastava ricordare per attivarla ancora e ancora.
Quasi quasi la sento anch’io…

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