SEDUM

Parecchi anni fa avevo accompagnato mio marito a scegliere qualche oggetto come ricordo di una sua lontana parente, deceduta già da mesi.
Nell’uscire dall’abitazione avevo visto sul terrazzino delle piantine striminzite e, mentre raggiungevo l’ascensore avevo “sentito”, se si può dire così, il loro desiderio di vivere. Per cui avevo fatto dietro front e preso i due vasetti. Apriti cielo! Il neo-compagno della mia vita aveva dato in escandescenze “cos’è questa schifezza posso comprarti tutti i fiori che vuoi mi sporchi la macchina le butto giù dal balcone vai a casa a piedi” e altre amenità. L’ideale per uno scorpione quale sono, pestargli la coda…
Le sitibonde erano venute al seguito e, appena giunte alla nuova destinazione, avevano ricevuto le prime cure da mia madre, altrettanto colpita dalla loro vitalità (non per niente alcune attitudini le ho ereditate da lei). Nel corso del tempo avrebbero proliferato al punto da riempire ogni vaso disponibile del giardino nostro e altrui. Si chiamano sedum e, oltre a radicare in un baleno, fanno pure una bella nuvola di fiorellini gialli all’inizio della primavera. Se fossero commestibili potrebbero ridurre il problema della fame nel mondo…

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